Viviamo in un’epoca di grandissima sensibilità verso gli animali, e questo è un bene immenso. Abbiamo aperto le porte delle nostre case ai cani, considerandoli a tutti gli effetti membri della famiglia.
Eppure, in questo eccesso di affetto, rischiamo spesso di cadere in un errore subdolo: l’antropomorfizzazione.
Tendiamo a guardare il cane come se fosse un bambino con la pelliccia, dimenticando la sua identità più profonda. Amare un cane, oggi, significa fare un passo indietro e riconoscerlo per quello che è: un cane.
Questo non significa amarlo di meno, anzi. Significa rispettarlo. È innegabile che con i nostri amici a quattro zampe condividiamo bisogni fondamentali: il desiderio di sicurezza, il bisogno di socialità, l’affetto e la routine. Ma fermarsi qui è un errore. Il cane ha una mappa mentale, emotiva e sensoriale profondamente diversa dalla nostra.
Comportamenti naturali
Rotolarsi nell’erba (o in qualcosa di decisamente meno profumato), scavare, scodinzolare non per gioia ma per tensione: sono tutti codici che dobbiamo imparare a decifrare senza filtri umani.
Solo imparando a conoscere come comunica il nostro cane possiamo davvero avvicinarci alla sua comprensione.
Per quanto questo sia purtroppo ovviamente possibile nella società in cui è inserito, ossia quella umana che non è assolutamente più a misura di cane.
Offrirgli cappottini alla moda ma privarlo della libertà di sporcarsi, di esplorare o di incontrare i suoi simili (o di lasciarli incontrare, ma in modo scorretto) non è amore, è soddisfare un bisogno nostro attraverso di lui.
Riconoscere l’alterità del cane è il regalo più grande che possiamo fargli. Significa garantire il suo benessere psicofisico e, soprattutto, gettare le basi per una relazione autentica, in cui sia noi come umani sia loro come cani possiamo essere visti per ciò che siamo veramente.
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