Come percepiscono il tempo gli animali con cui lavoriamo ogni giorno?
Molto spesso, i proprietari tendono ad antropomorfizzare la gestione del tempo nel cane, proiettando sui soggetti dinamiche umane come il “dispetto” per un’assenza prolungata.
Per noi professionisti, decodificare la cronopercezione canina – ovvero la capacità biologica e cognitiva di percepire e valutare il fluire del tempo – è invece uno strumento clinico ed educativo fondamentale. Comprendere i meccanismi neurobiologici e sensoriali che regolano l’orologio interno del cane ci permette di strutturare protocolli di modificazione comportamentale più efficaci e di gestire correttamente dinamiche complesse come l’ansia da separazione o lo stress da confinamento.


L'orologio biologico (i ritmi Circadiani)
I cani hanno un vero e proprio orologio interno nel cervello (per l’esattezza nell’ipotalamo).
Per quanto riguarda il ritmo giorno/notte, questo orologio reagisce alla luce del sole. Regola gli ormoni che dicono al cane quando è il momento di svegliarsi e attivarsi (cortisolo) e quando è il momento di riposare (melatonina).
Ma comprendono anche i brevi intervalli. I cani sono bravissimi a calcolare i piccoli passaggi di tempo (secondi e minuti). Per questo sanno esattamente quando è l’ora della pappa o della passeggiata. Non leggono l’orologio, ma sentono le variazioni del proprio corpo oltre che i nostri gesti (il rumore delle chiavi, la luce che cambia) pronti all’azione successiva.


Questa è una delle scoperte più incredibili: i cani usano l’olfatto per capire quanto tempo è passato.
Quando usciamo di casa, lasciamo nell’aria il nostro odore. Con il passare delle ore, questo odore diventa sempre più debole (si dissolve). Il cane impara quindi che, quando il nostro odore scende sotto una certa intensità, di solito è il momento in cui torniamo. In pratica, il cane non conta i minuti, ma annusa quanto è vecchio l’odore che abbiamo lasciato.


Per molto tempo si è pensato che i cani vivessero solo nel presente. Oggi sappiamo che non è proprio così:
Ricordi di tipo “episodico”
I cani riescono a ricordare un’azione fatta da un umano poco prima e a ripeterla se glielo chiediamo (come dimostrato dagli studi della Dott.ssa Claudia Fugazza anche attraverso il metodo Do as I Do). Hanno quindi una memoria di ciò che è successo nel passato.
Ricordi associativi: per i lunghi periodi, però, il cane non fa un calcolo matematico delle ore passate da solo. Il tempo per lui è legato a come si sente: l’assenza del proprietario viene vissuta in base allo stato d’animo (ansia, noia, calma) che si accumula in quelle ore.


Sì, anche per quanto riguarda il cane si può parlare anche di futuro.
Gli studi condotti a riguardo (molti dei quali provenienti dall’Università ELTE di Budapest, un’eccellenza mondiale nell’etologia canina) ci dicono che i cani non pianificano il futuro a lungo termine, ma possiedono una complessa capacità di simulare e anticipare il futuro immediato.
In sintesi, la percezione del tempo nel cane è un mosaico complesso in cui la sincronizzazione circadiana, il decadimento delle molecole odorigene nell’aria e la capacità di anticipazione immediata si fondono per creare un’esperienza del “qui e ora” estremamente dinamica e stratificata.
Solo partendo da queste consapevolezze biologiche ed etologiche possiamo progettare protocolli di modificazione comportamentale davvero efficaci, aiutando i proprietari a tradurre il tempo umano in tempo canino e garantendo, così, una comprensione più completa del cane e un suo benessere psicofisico autentico.

