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Ciclo di Webinar “PET-LOSS COUNSELLING”

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PET-LOSS COUNSELLING

le emozioni degli animali e degli umani nell’eutanasia e nel lutto

Ciclo Di 4 Webinar
Dott.ssa Barbara Alessio
Dott. Franco Fassola
Autori de “L’ultima carezza” – OM Edizioni

Affrontare e gestire il dolore e la perdita nei professionisti e nel gruppo famiglia. Fronteggiare la difficoltà di una diagnosi infausta e della mancata accettazione del fine vita; aiutare gli animali che rimangono.

Gli animali di affezione rivestono una significatività enorme all’interno della famiglia e dei legami: tutti gli operatori coinvolti nella salute dei pet, nel rispetto di ruoli e diverse competenze e professionalità, hanno la responsabilità di tutelare oggetti d’amore molto “investiti” sul piano affettivo, rimanendo coinvolti in dinamiche relazionali complesse, dove le emozioni che circolano posso essere molto forti. Entrano nell’intimità di una persona, di una coppia o di una famiglia, creano vincoli affettivi con le persone e con l’animale seguono, spesso per tutto l’arco della sua vita.

Quando sopraggiungono problemi di salute il professionista si trova alle prese con proprietari preoccupati o francamente angosciati. Che temono per la la vita del loro animale o che magari ricevono una diagnosi infausta e si trovano a dover fronteggiare l’idea che l’animale potrà non farcela. Che devono decidere per un’eventuale eutanasia. Situazioni dove tutti gli attori coinvolti soffrono. E non sono rare le richieste di aiuto specifico ad affrontare proprio quella situazione, carica di vissuti luttuosi, a volte di rabbia.
Come gestirle?

Gli operatori possono assistere a pianti o essere sollecitati ad un ascolto molto partecipe (che richiederebbe una figura specialistica dedicata) oppure coinvolti in decisioni da prendere senza riuscire a modulare le richieste ed i bisogni del cliente, che può diventare estremamente richiedente e sofferente. Può anche darsi il caso di dover lavorare con un “animale sostituto”, ovvero una cane adottato subito dopo il lutto di un altro: scelto magari della stessa razza. Continui sono allora i confronti, con il rischio di aspettative ma riposte, vissuti traslati, delusioni perché in realtà “sono diversi e con l’altro era tutta un’altra cosa”.

Ma c’è anche il lavoro con i cani anziani e/o malati, verso i quali i proprietari sono in ansia e tendono ad accentuare atteggiamenti di accudimento e regressione spesso non salutari.
Cosa dire in quei momenti?
Come accoglierli nella giusta maniera?
Come aiutarli?
Come aiutarli ad aiutare il loro animale?
E come gestire le emozioni che si provano nei confronti di un animale che magari si segue da lungo tempo, che si è visto migliorare, cui si è dedicata tanta passione?
Come difendersi da un coinvolgimento massiccio, che mobilità sempre le nostre personali e soggettive esperienze luttuose?

Stabilire una vicinanza corretta, che mantenga ascolto e supporto senza confusione con i vissuti altrui, prevede una formazione dedicata alle tematiche del lutto.

Nonostante la diffusione degli animali da compagnia nelle nostre case, il dolore per la loro perdita rimane ancora un tabù. E’ socialmente poco riconosciuto e quindi “maltrattato”, si lascia sommerso, se ne parla poco. E’ ancora oggetto di derisione “ma dai, era solo un gatto!” ci sentiamo addirittura dire. Un lutto che viene poco compreso ma anche poco affrontato dalle scienze umanistiche.

La morte fa parte della vita. Ma chi ci insegna ad affrontarla?

Con chi parlare di questo lutto così speciale?
Perché stiamo così male?
Quale misterioso legame unisce il proprietario al suo pet?
È vero che è amore?
E cosa prova l’anmale?
Cosa può aiutarci in quei momenti,
quando il dolore sommerge per la perdita non solo di cani e gatti ma anche pappagalli, furetti, conigli e criceti che sono, per moltissimi di noi, un affetto autentico?
Cosa può dire o fare chi ci sta accanto per sostenerci?
E come può occuparsi del dolore che lui stesso patisce nella pratica dell’eutanasia?

Ancora: come dirlo ai bambini?
Quando decidere per l’eutanasia?

Che cosa sono le cure palliative per gli animali?
Quando è meglio prendere un nuovo animale?
È meglio a casa
o in ambulatorio?
E i pet che rimangono, soffrono?

A tutte queste domande, che nessuno sa a chi rivolgere, abbiamo cercato di dare una risposta. Medicina Veterinaria, Etologia e Psicologia possono guidarci in quello che è l’ultimo viaggio, l’ultimo appuntamento: temuto e odiato ma irrevocabile e certo.

Che deve essere inteso e vissuto come ricco di senso perché ci parla del mistero di un legame, di tenerezza, di compassione. Appassionati e studiosi della relazione fra esseri umani e Pet, ci interroghiamo da anni su queste questioni, che abbiamo approfondito nella pratica clinica, in studi, confronti, incontri con i colleghi durante i corsi di formazione per i Medici Veterinari, gli Istruttori Riabilitatosi e le sedute psicoterapeutiche. Abbiamo anche noi perso i nostri animali, provando un dolore immenso. Abbiamo infine scritto un libro ad uso di chi ama i Pet e divide con loro tutta la vita. Fino alla morte. Che ci lascia impotenti e desolati, che forse ci strazierà meno il cuore se affrontata insieme a chi ci capisce.

Barbara Alessio, psicologa psicoterapeuta
Franco Fassola, Medico Veterinario, Medico Veterinario esperto in comportamento animale

IL PROGRAMMA

La comunicazione di una prognosi infausta comporta serie implicazioni emotive, comportamentali, pratiche e gestionali: è un obbligo giuridico e deontoligico, compito ineludibile del medico. Che non di rado è imbarazzato, confuso, allarmato e dolente e impreparato a studiare la modalità più adeguata di accingersi a questo momento. Il medico non è preparato alla comunicazione professionale: riceve una solida e robusta preparazione tecnico- scientifica, ma non viene equipaggiato con una formazione in grado di sostenerlo nella creazione di una buona allena terapeutica, nella gestione del versante comunicativo e relazionale con i cliente. L’uso dell’ascolto, della parola attenta e della comunicazione non verbale volte a comprendere senza negare la sofferenza, propria e del gruppo famiglia, permette di accompagnare ad una presa di decisione consapevole e condivisa. Tutti vivono la sofferenza del fine-vita e preparare alla notizia ed all’evento traumatico aiutano ad accettare ciò che sta accadendo con una sensibile riduzione di emozioni disorganizzanti come la collera, la confusione, il senso di colpa, il rimpianto, i pensieri i trusivi. Esistono protocolli in grado di aiutare a strutturare adeguatamente questo momento.

L’eutanasia è un atto medico ad alta connotazione professionale, che richiede un Setting dedicato affinché risulti il meno traumatico possibile, nel rispetto del presidio del dolore e della sofferenza di tutti. Circostanza straziante, in cui anche gli animali soffrono un dolore emotivo di cui poco si conosce e molto si tace, può diventare occasione e esperienza altamente significativa, ricca di senso.
Gli aspetti pratici, squisitamente medici, si intrecciano con quelli etici ed emotivo-affettivi legati alla capacità di comunicare e sostenere, di comprendere i bisogni di tutti e rispondervi in maniera professionale, sempre gestita. Gli aspetti medici e psicologici assicurano al medico veterinario un ruolo di consulenza e mediazione, che fidelizza il cliente e colloca l’eutanasia come una pratica di grande dignità, professionalità, un servizio al sistema- famiglia e non un atto sbrigativo e privo di significatività. L’ultimo atto pietoso in grado di illuminare una lunga storia d’amore.
 Nel 1989 Kenneth Doka, esperto di elaborazione del lutto, scrisse che la perdita di un animale da compagnia (al pari del lutto perinatale e di quello per l’aborto, volontario o spontaneo) era un tipo di “lutto negato”, “disenfranchised grief”. Ovvero non riconosciuto dalla società. Un dolore incompreso. Quindi non trattato, non curato. Nessun diritto di soffrire, nessuna possibilità di compassione e di sostegno. Il lutto ha in sè una componente traumatica e quello con i pet è un legame profondo, che nella letteratura specialistica viene ndicato come più straziante di qualunque altro patito. L’ ”elaborazione del lutto” inizia molto prima del momento in cui avviene una perdita ed è legata a come gli individui coinvolti attraversano materialmente ed emotivamente i diversi stadi del processo.

Sono molte le indicazioni pratiche per fare in modo che l’eutanasia rimanga una “cura”, per proteggere e accompagnare gli animali,anche quelli che rimangono; il gruppo famiglia nei suoi componenti adulti e bambini; il medico veterinario e le figure del suo staff. Comprendere i bisogni, le emozioni a volte caotiche ed abnormi, i vissuti ed i fantasmi emotivi suscitati dalla situazione permette non solo la qualità dell’intervento ma protegge il medico veterinario da imprevisti spesso difficili da fronteggiare.

 Il dolore del professionista, il suo lutto, sono ancora più negati di quelli del compagno umano del pet… Il tecnicismo della medicina, che informa anche il mondo cinofilo e veterinario, è ancora più esiziale nei confronti del momento eutanasico, sconosciuto all’ambito umano. Se è necessario occuparsi degli aspetti emotivo-relazionali, va integrato nel quadro anche il vissuto del professionista, che deve proteggersi, ascoltarsi, prendersi cura della sua sofferenza e del trauma vicario.  La fatica emozionale della professionale non è riservata a pochi, a chi è fragile o maldestro: è componente ineliminabile della pratica quotidiana e va conosciuta e gestita per evitare sindromi complesse legate allo stress lavoro-correlato.

L’impatto dell’eutanasia, ripetuta moltissime volte durante l’arco dell’anno, spesso in condizioni di emergenza e in solitudine, è enorme sulla salute mentale del medico. Ecco perchè è così importante disegnare l’intervento nell’ambito del pet loss counselling, che protocolla il Setting in modo da contenere le emozioni ed i vissuti. E’ poco nota ancora la possibilità dell’opzione di coscienza e di come possa essere scelta in maniera responsabile e professionale. Così come sono ancora poco note le cure palliative, che possono configurarsi come una scelta alternativa all’eutanasia o come una serie di interventi di matrice olistica per accompagnare il gruppo famiglia nelle malattie croniche fino al momento dell’eutanasia. Tutti questi interventi, non di rado bollati in modo pregiudiziale come lo “zenit” del fallimento tecnico, hanno invece una dignità professionale.

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La relazione con i proprietari” della Dott.ssa Barbara Alessio

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Dott.ssa Barbara Alessio

Psicologa clinica, Psicoterapeuta, Psicodiagnosta, Master di II livello in Bioetica è Responsabile del Servizio di Psicologia e Psicodiagnosi della Casa di Cura per malattie neuropsichiatriche “Villa di Salute” nel torinese.
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Dott. Franco Fassola

Medico Veterinario Esperto in Comportamento Animale e Interventi Assistiti con gli Animali
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– Nelson Mandela –